Le Feste di Elva

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Ad Elva c’è una Pro-loco, “la desena”. Ogni anno prepara una serie di appuntamenti che si svolgono nei mesi estivi. Ciascuno ha una sua storia e fa rivivere momenti di vita del paese.A metà maggio, ad esempio, c’è la Festa patronale di San Pancrazio: ricorda quando gli uomini ed i giovani rientravano in paese dalla pianura, dove erano scesi in autunno, prima dell’arrivo della neve che isolava completamente il paese. Gli uomini andavano a Dronero, a Cuneo, nei paesi della valle a fare lavori di fatica, i ciabattini, i muratori. Nella case sommerse dalla neve restavano solo le donne, i bimbi, gli anziani e gli animali. Lunghi mesi di totale solitudine. Ancora oggi si ricordano quei giorni, quando le famiglie si riabbracciavano: e lo si fa proprio come un tempo, con il pranzo, la polentata in piazza e la musica, e i balli , e i canti. Tutti assieme.

I Cavié ed il museo di Elva

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Ci fu un tempo che il nome di Elva era noto in tutte le corti europee. E’ la storia dei “cavié” i raccoglitori di capelli. Da fine Settecento a metà Novecento gli abitanti di Elva esercitarono questo mestiere, percorrendo le strade di tutto il Nord Italia, per comperare i capelli delle donne; poche monete, più spesso pezzi di stoffa, per tagliare le chiome che poi venivano usate per far parrucche per re e regine, nobili e ricchi. C’erano trucchi, persino una canzone, per convincere le donne a vendere i capelli e un linguaggio segreto, conosciuto solo dai caviè per potersi scambiare consigli o informazioni. I molti ad Elva si arricchirono: gli uomini giravano di casa in casa, d’inverno, quando campi e pascoli non erano praticabili. Le loro donne in primavera e in estate pulivano i capelli, formavano ciocche in base a colori, lunghezza, caratteristiche. E da Elva partivano sacchi di capelli, per la Francia, la Spagna, l’ Inghilterra… Poi, via mare, per le loro colonie, sud Africa, sud America. Franco Baudino, elvese che ha scritto molto sul suo paese, racconta che i capelli erano considerati come un vero e prezioso bene rifugio: “Più sicuro di un animale , che poteva morire, o di un campo coltivato, la grandine poteva distruggere tutto”. Il Museo dei Pels, vi fa rivivere questa storia, vi spiega perché quei capelli raccolti tra le donne di montagna erano così ricercati, potrete vedere i documenti e le bolle di spedizione, chili di capelli, gli strumenti per lavorarli. E infine un video, con la voce degli ultimi caviè che vi racconteranno di quei tempi lontani. Il Museo si trova in una caratteristica casa elvese,”La Meridiana” (visite guidate, rivolgersi a La Botego).

La Parrocchiale di Elva

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Il tesoro di Elva, ed è nella sua Parroccchiale,  dedicata a Maria Vergine Assunta. Risale al XIII secolo, fu rimaneggiata nel Quattrocento e poi ancora nel Settecento. Una caratteristica: è costruita su uno strapiombo per cui l’ingresso  (un bel portale del XV secolo) è su un muro laterale. Il tesoro? Il capolavoro di un pittore fiammingo, Hans Clemer conosciuto come “il maestro di Elva” . Siamo sul finire del  Quattrocento: Clemer lavorava nel ricco marchesato di Saluzzo, fu invitato dalla popolazione elvese per affrescare la loro chiesa. Il maestro si innamorò del posto. E da quelle montagne così difficili e così lontane da tutti e tutto trasse l’ispirazione per una grande Crocifissione, con una drammaticità unica: Gesù morente, i due ladroni accanto, la Maddalena che soffoca il dolore abbracciando la base della croce, la Madonna sorretta da San Giovanni Evangelista. E attorno i soldati, le spade, le lance, gli scudi. Soffermatevi anche sulle pareti laterali: Clemer ci racconta la vita della Madonna, dal concepimento alla morte, riquadri su più fasce, la nascita di Gesù, la fuga in Egitto… Seguite gli affreschi con attenzione: gli sguardi, i vestiti, i particolari, testimoniano, come per la Crocifissione, una cura minuziosa nei dettagli da parte dell’artista. Accanto alla Parrocchiale e al bel campanile c’è il Cimitero. Le foto su alcune lapidi raccontano di donne e uomini vissuti tanto tempo fa, i volti fieri, i capelli delle donne raccolte sulla nuca, sotto un velo leggero.